Arte a Papiano


Nella chiesa di S. Cristina (documentata dal XIII secolo) si possono ammirare alcune opere d’arte come il ciborio in pietra, nella parte destra entrando, attribuito al famoso scultore del ‘400, conosciuto come Mino da Fiesole o da Poppi ma realmente nato proprio a Papiano.

Questa opera è della seconda metà del ‘400. Altra opera del XV secolo, si trova nella parte sinistra entrando, è un affresco ridipinto a tempera raffigurante la Madonna con Bambino d’arte toscana. Il fonte battesimale in pietra serena del XVII secolo, di mano locale si trova nella parete destra, entrando.

Nella stessa parete si trova un importante altare della Madonna del Carmelo eseguito nel 1735 commissionato da una benestante famiglia di Papiano, i Ciarpaglini. Si può ammirare anche un organo ad armadio di metà del ‘700. Nell’attuale campanile a torre, che ha sostituito nel 1938 quello a vela a due luci, si trovano antiche campane: una del 1487 ed un’altra del 1679 con la stemma dei conti Mazzoni d’Urbech. L’altro edificio sacro di una certa rilevanza è il Santuario Mariano della Madonna di Belvedere ma comunemente conosciuto come “Madonna di Montalto”.

L’immagina, ad affresco, della Madonna con Bambino che si trova sopra l’altare ed inserita in un edicola, è molto venerata e risale al XVI secolo. Questo stupendo luogo, dove si affollano leggende e preghiere, è frequentato sin dal ‘500 per ritrovare la serenità di spirito. Nel villaggio c’erano (XVI – XIX secolo) due cappelle private attigue ad altrettante residenze di signori locali. Il primo si trovava in località Colle, vicino alla casa natale del grande sculture Mino, ed era della famiglia Martellucci, intitolato a S. Giovanni Battista. L’altro era della famiglia Fantoni e si trovava in località Pristiani, oggi La Piana, ed era intitolato a S. Rocco.

(Alcune immagini storiche di Papiano )

All’interno della cappella di S. Stefano (documentata dal XI secolo), poi detta “a Tuleto” ed attigua al castello d’Urbech, si può ammirare una tela con la Madonna e Santi (S. Stefano e S. Antonio Abate) del XVIII secolo, un ciborio in pietra serena per oli sacri ed una lampada in ottone del XVII secolo.
Un altro luogo da visitare è il piccolo poggetto dove era ubicato il leggendario castello d’Urbech, centro di potere della omonima ed antica Contea Imperiale. Oggi questa roccaforte è ridotta ad un groviglio d’edifici stravolti negli ultimi 200 anni e definitivamente dopo il terremoto del 1919. Nonostante che la struttura architettonica presenta una difficile lettura, si possono, comunque, intravedere ruderi di cinte murarie, resti di torri ed oggi trasformate in abitazioni come “torricella”, resti di finestre e la bella porta castellana con bugne in pietra serena. Gli elementi più antichi risalgono al XII secolo


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Arte & Dintorni a Papiano

Altri punti d'interesse nei dintorni di Papiano dal punto di vista artistico possono sicuramente essere:

- la chiesa di S.Maria a Stia
- la pieve di S.Maria in P.za Tanucci a Stia
- il museo del Lanificio a Stia
- Palagio Fiorentino

Sito di interesse:
http://comunedistia.ar.it

Mino da Fiesole: altre notizie

Fu autore di una serie di busti-ritratto secondo quello stile che si andava affermando in quegli anni, fatto di meticolosità nel comporre i dati fisiognomici, idealizzazione spirituale e un certo virtuosismo nella resa dei dettagli minuti. Suoi sono i busti di Piero de' Medici (1453, ora al Bargello), di Niccolò Strozzi (eseguito a Roma nel 1454, oggi a Berlino), di Astorgio II Manfredi (scolpito a Napoli nel 1455 e oggi alla National Gallery of Art di Washington) La sua intensa attività anche fuori Firenze portò Giorgio Vasari in errore, facendogli parlare nelle Vite di un fantomatico "Mino del Reame", oggi ricondotto a Mino da Fiesole. Tornò a Firenze, dove eseguì i ritratti di Giovanni de' Medici e Rinaldo della Luna. Realizzò il monumento funerario Salutati nel Duomo di Fiesole e il monumento funerario Giugni nella Badia Fiorentina. Lavorò a Volterra, dove eseguì nel 1471 il tabernacolo del Duomo, e a Prato, dove esegue i rilievi per il pulpito di Antonio Rossellino.

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